Nel 2026 il panorama della trasparenza retributiva cambierà radicalmente per tutte le aziende italiane. Con l'entrata in vigore della direttiva europea 2023/970, le organizzazioni si trovano di fronte a nuovi obblighi normativi che promettono di trasformare definitivamente l'approccio alla parità salariale. Ma come orientarsi tra dubbi, interpretazioni e adempimenti pratici?
#La direttiva europea tra opportunità e incertezze operative
La direttiva europea sulla trasparenza retributiva introduce cambiamenti strutturali che vanno ben oltre la semplice compliance normativa. Le aziende dovranno infatti fornire informazioni sui livelli retributivi medi divisi per genere, rendere accessibili i criteri di progressione economica e avviare procedure di valutazione congiunta quando il gender pay gap supera il 5%.
Tuttavia, molte organizzazioni si interrogano su aspetti cruciali dell'implementazione: come definire esattamente il "lavoro di pari valore"? Quali sono le procedure concrete per la raccolta e l'elaborazione dei dati retributivi? In che modo coordinarsi con la contrattazione collettiva?
Le piccole e medie imprese, che rappresentano la spina dorsale del tessuto produttivo italiano, si trovano particolarmente spiazzate. Mentre le aziende con oltre 250 dipendenti dovranno comunicare annualmente tutti i dati sul divario retributivo, quelle tra 100 e 249 addetti avranno obblighi triennali. Ma anche per queste ultime, la complessità operativa rimane significativa: dalla mappatura delle mansioni alla definizione di criteri oggettivi di valutazione, fino alla gestione del dialogo con le rappresentanze sindacali.
Un altro nodo problematico riguarda le componenti variabili della retribuzione - bonus, premi, incentivi - che spesso rappresentano la vera fonte del gender pay gap. Come monitorare efficacemente questi elementi? Quali strumenti utilizzare per garantire che l'accesso a tali componenti sia davvero neutro rispetto al genere?
#L'assessment guidato: una bussola per navigare la complessità
Di fronte a questa complessità normativa e operativa, è nato direttivatrasparenza.it, un sito che offre alle aziende uno strumento pratico per valutare il proprio stato di preparazione rispetto ai nuovi obblighi. La piattaforma propone un assessment guidato condotto da auditor certificati, in grado di accompagnare le organizzazioni attraverso un percorso strutturato di valutazione.
Ma cosa significa concretamente sottoporsi a questo tipo di assessment? L'auditor certificato guida l'azienda attraverso un'analisi dettagliata dei processi retributivi esistenti, dalla fase di selezione del personale fino alle politiche di progressione di carriera. Vengono esaminate le procedure di determinazione degli stipendi, la presenza di eventuali clausole di riservatezza salariale ancora attive, e la capacità dell'organizzazione di raccogliere e processare i dati richiesti dalla normativa.
L'assessment non si limita a una mera verifica della compliance formale. L'auditor analizza anche la cultura organizzativa dell'azienda, identificando possibili bias inconsci nei processi decisionali che potrebbero generare disparità retributive. Vengono inoltre valutati i sistemi informativi esistenti, per comprendere se siano adeguati a supportare i nuovi obblighi di rendicontazione e trasparenza.
Particolare attenzione viene dedicata alla preparazione per la "valutazione congiunta" prevista dalla direttiva quando il divario salariale supera il 5%. L'auditor fornisce alle aziende gli strumenti metodologici e procedurali per gestire efficacemente questo delicato processo di confronto con le rappresentanze sindacali.
#Vantaggi competitivi oltre la semplice conformità normativa
Perché un'azienda dovrebbe investire in un assessment professionale quando potrebbe limitarsi ad adempiere ai requisiti minimi di legge? La risposta sta nella trasformazione strategica che la trasparenza retributiva può innescare all'interno dell'organizzazione.
Le aziende che si muovono proattivamente su questo fronte non si limitano a evitare sanzioni o contenziosi legali. Costruiscono invece un vantaggio competitivo concreto nel mercato del lavoro. La trasparenza salariale sta diventando infatti un fattore di attrazione dei talenti sempre più rilevante, specialmente tra le nuove generazioni di lavoratori.
L'assessment guidato permette alle organizzazioni di identificare e correggere disparità retributive prima che diventino problemi legali. Un esempio pratico: un'azienda manifatturiera del Nord Italia, grazie all'assessment, ha scoperto che le dipendenti donne accedevano meno frequentemente ai bonus produttività, non per discriminazione diretta, ma a causa di criteri di valutazione che penalizzavano indirettamente chi aveva usufruito di congedi parentali.
Inoltre, il processo di mappatura delle competenze e delle responsabilità richiesto dalla direttiva spinge le aziende a razionalizzare i propri sistemi di classificazione professionale. Questo può tradursi in una maggiore chiarezza sui percorsi di carriera, criteri di promozione più oggettivi e, di conseguenza, maggiore motivazione e retention del personale.
L'assessment identifica anche opportunità di miglioramento nei sistemi di performance management, suggerendo modalità per rendere più equi e trasparenti i processi di valutazione. Le organizzazioni che anticipano questi cambiamenti si posizionano come employer di riferimento nel proprio settore, attirando professionisti qualificati e costruendo una reputazione solida sul mercato.



